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E difficile con certezza chi abbia posto le basi della fotogrammetria, poiché molti studiosi nel secolo scorso si sono occupati di questa disciplina. Certamente si può invece stabilire che le origini della fotogrammetria coincidano con quelle della fotografia. Nel 1813 Niepce e nel 1839 Daguerre realizzarono le prime immagini durevoli in positivo, cioè senza la possibilità di ottenere copie delle stesse. Il processo negativo- positivo fu scoperto da Fox Talbot nel 1840 e fu in quel periodo che i topografi intravidero nelle fotografie la possibilità di dare informazioni metriche, che sostituissero o integrassero quelle tradizionali. Infatti, nel 1839 il fisico F. Arago presentò all’Accademia delle scienze francese una memoria dal titolo Sulla utilità delle fotografie come aiuto per il rilievo dei monumenti e l’esecuzione dei lavori topografici. In tale memoria egli dichiarava: le immagini fotografiche, essendo soggette nella loro formazione alle regole della geometria, permettono, con l’aiuto di un piccolo numero di dati, di risalire alle dimensioni esatte dalle parti più elevate, le più inaccessibili degli edifici.

 

Nel 1849 A. Lusserdat, ufficiale del Genio militare francese, utilizzava le prospettive dei monumenti per trarne informazioni metriche, ricostruendo il fascio prospettico dei raggi visuali convergenti nel punto di vista dell’osservatore. Nel 1851 egli mise in pratica un procedimento che gli permetteva di determinare la posizione di un punto, fotografandolo da due punti posti agli estremi di una base misurata, e determinando gli angoli alla base direttamente dalle fotografie. Applicando le formule dell’intersezione in avanti si perveniva quindi alla determinazione delle coordinate dei punti fotografati. Tale procedimento veniva chiamato da Lusserdat petrografia.

 

M. Wyganowski, nel 1866, sotto la direzione del Viollet le Duc, disegno la pianta del castello di Perrefont, mediante un apparecchio che registrava, da 5 punti di vista, un panorama completo a forma di corona circolare.

Nel  1876 il matematico francese Jordan usò il primo termine fotogrammetria, in un trattato nel quale illustrava l’idea di trasformare più prospettive di un oggetto in una proiezione ortogonale.

Tale idea si ispirava ai principi fondamentali della geometria proiettiva enunciati agli inizi del XVII secolo da Cartesio.

 

Il rilievo fotogrammetrico veniva allora utilizzato però solo come supporto al rilievo tradizionale in zone montuose. La determinazione della posizione dei punti del terreno veniva effettuata generalmente per via grafica, usando alcuni semplici, ma ingegnosi, regoli comparatori che permettevano  di trasformare le misure eseguite sulle foto in misure reali. Tra i più  grandi utilizzatori di questa tecnica vi furono il già citato Lussedat e gli italiani Ignazio Porro e Pio Paganini. In particolare Paganini realizzò le carte topografiche in scala 1: 25.000 di alcune zone alpine, per conto dell’Istituto Geografico Militare, mediante riprese terrestri effettuate con un fototeodolite di sua invenzione, e restituzione grafo-numerica.

 

Un notevole miglioramento delle tecniche di restituzione si ebbe qualche anno più tardi, dopo la realizzazione del primo stereocomparatore, ad opera dell’austriaco Pulfrich, che permetteva di eseguire con maggiore precisione le misure fatte in precedenza con i regoli, raggiungendo un margine di errore di pochi centesimi di millimetro sulla determinazione della posizione dei punti sulle fotografie.

 

Il vero progresso della fotogrammetria si ebbe però dopo l’affermazione dell’aeroplano come mezzo di trasporto. Dopo i primi voli dei fratelli Wright nel 1903 si ebbero infatti notevoli sviluppi della fotogrammetria. Nel 1910 il triestino E. Ritter von Orel dell’istituto G.M di Vienna ideò il primo restitutore automatico, lo stereoautografo, realizzato nel 1914 dalla Casa Zeiss. Tale restitutore, tramite un sistema di aste collegate tra loro, permetteva di determinare automaticamente la posizione spaziale di un punto, una volta individuata la sua posizione su due fotogrammi. Con la prima guerra mondiale lo sviluppo fu ulteriormente ampliato e gli stereoautografi perfezionati, soprattutto per le riprese aeree. Si misero subito in evidenza, in campo mondiale, gli italiani Umberto Nistri ed Ermenegildo Santoni, ed il francese Poivilliers, per le loro geniali innovazioni. In particolare, Nistri e Santoni, entrambi ex osservatori dell’Aeronautica Militare Italiana, realizzarono quasi contemporaneamente due restitutori, basati su concetti diversi, che si rivelarono subito come i più validi ed affermati dell’epoca. Successivamente H. Wild, ad Heerbrugg in Svizzera, iniziava la costruzione della ben nota e riuscita serie di autografi.

 

Fu da quel periodo che cominciarono i primi studi matematici sulla fotogrammetria, che misero in evidenza le proprietà geometriche delle fotografie. In particolare si ricordano gli studi di Finsterwalder, che fissarono le basi della moderna fotogrammetria. Recentemente un sensibile contributo alla fotogrammetria è stato dato in Italia da due insigni studiosi da poco scomparsi: il prof. Ugo Bartorelli dell’ Università di Padova e il prof.  Giuseppe Inghiglieri dell’università di Torino.

 

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